25 marzo 2011

Intervista a Mattia Dolcetto, tecnico federale che ha lavorato con gli allenatori e i ragazzi del Cus Verona Rugby

di dino_guerrini

Si è concluso ieri sera al Gavagnin il progetto “Supporto Verona”, realizzato dal Cus Verona Rugby insieme al tecnico federale Mattia Dolcetto, che ha seguito da gennaio gli allenatori e i ragazzi dell’Under 14 e Under 16 verdeblù.

Un lavoro partito da lontano. “E’ vero – conferma Dolcetto, tecnico regionale del comitato interregionale delle Venezie -. Abbiamo sviluppato un progetto per l’area di Verona e del Trentino e abbiamo diviso il lavoro in due tronconi. Io ho seguito la parte al Cus Verona. Ho organizzato allenamenti rivolti alle categorie Under 14 (cinque allenamenti) e Under 16 (quattro allenamenti) in tre mesi.

Come ha lavorato in questo periodo?
Abbiamo toccato i punti tecnici e tattici che considero più importanti per quanto riguarda crescita dei tecnici. Esercizi che di riflesso sono serviti anche ai giocatori. Dobbiamo far aumentare le competenze dei tecnici e far conoscere la metodologia di allenamento suggerita dalla Federazione. L’ambiente rugbystico sta crescendo bene, anche nel Veronese i giocatori stanno aumentando anno in anno e di conseguenze deve aumentare a qualità.

Pensa di ripetere questa esperienza?
Sì, è stata un’esperienza che ripeterò in altre zone del Veneto. L’anno prossimo, però, vorrei lavorare con le Under 12 e 14, passando solo in un secondo momento alle Udner 16. Bisogna organizzare bene il lavoro didattico e di campo, ma anticiperemo di sicuro le età.

L’obiettivo principale di questi incontri qual è?
Continuare a mettere insieme allenatori di più società di un’area geografica. Ci si deve trovare in ogni società. Sono gli allenatori che si devono spostare, non i giocatori. Insieme a loro facciamo tanto lavoro offensivo e difensivo.

Quali sono i suoi principi di allenamento?
Sono convinto che una squadra è forte quando è forte sui principi, poi ci vuole la determinazione dei singoli, ma punto molto sui fondamentali del nostro sport: passaggio e placcaggio, avanzamento difensivo, continuità nel rischiarare la linea, sostegni vicini, la palla che esce veloce per trovare spazio aperto e andare a segnare. Fondamentali che, guarda caso, ci hanno fatto vincere contro la Francia nel Sei Nazioni.

Quali sono le caratteristiche più importanti che servono a un tecnico per allenare dei ragazzi?
Io credo molto sul metodo da tenere con i ragazzi e sull’osservazione, una cosa non facile. Si deve sempr e osservare quali sono le priorità da migliorare in ogni giovane giocatore. Ormai come numero di atleti ci siamo, ora dobbiamo cominciare a lavorare sulla qualità, noi tecnici dobbiamo cercare di migliorare. Non basta più quello che facevamo dieci anni fa. A livello dirigenziale dobbiamo capire che si può e si deve fare di meglio.

Qual è, in questo senso, il compito delle società?
Il tecnico va formato dalle società, si devono aiutare tutti gli allenatori per migliorare le loro conoscenze del gioco. Anche la Fir deve contribuire ad amplificare e aumentare il livello dei nostri tecnici.

Lei in allenamento cerca spesso il dialogo con i ragazzi, ci spiega il motivo?
Devo capire cosa hanno in testa loro, dargli continuamente dei feedback interrogativi per farli ragionare. Io allenatore devo capire perché hanno fatto un determinato movimento, o un certo tipo di errore. Con gli atleti bisogna ricercare un colloquio, senza dimenticarsi di allenare i ragazzi sul ritmo e sulla velocità, ma ponendo dei feedback interrogativi. Dobbiamo conoscere gli atleti che alleniamo.

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